Brasile

Da Solidarietà GT.

Il ruolo dell'agricoltura nel Brasile

Il ruolo dell’agricoltura. Il Brasile è il quinto paese più grande del mondo con una superficie 8.511.965 km², una popolazione di 186.100.000 milioni di abitanti, e un’area coltivabile pari a 1.880.428,66 Km, cioè il 22 % dell’area totale. Basata inizialmente su grandi investimenti dedicati ad unico prodotto di esportazione e dipendente dal lavoro degli schiavi per la sua produzione, fin dai primi anni del periodo coloniale, l'agricoltura ha avuto da sempre in Brasile un ruolo fondamentale nell'economia costituendo, fino agli anni 50, l'ideale anello di congiunzione del paese con l'economia mondiale.. Storicamente, le tendenze dell'economia brasiliana hanno sempre subito oscillazioni legate all'andamento dei cicli produttivi dell'agricoltura, con le coltivazioni di cotone, cacao, caucciù e caffè che fecero seguito alla produzione su larga scala della canna da zucchero, prima coltura coloniale del XVI secolo.


Durante gli anni ‘70 si verificò il processo della modernizzazione agricola, che portò ad un provvisorio aumento della produzione e del numero dei prodotti esportati. In questo periodo la produzione della soja supera quella degli altri prodotti tradizionali del Brasile, come il caffè, il cacao e lo zucchero, raddoppiando inoltre la produzione annua di grano.


Tuttavia nel lungo periodo, il processo di ammodernamento ha innescato sistemi di agricoltura intensivi che a loro volta hanno determinato alti livelli di erosione del terreno e una riduzione della produzione agricola che sommatesi alle condizioni climatiche della regione e alla precaria situazione socio – economica si sono rivelati deleteri per tutto il paese e in particolare per la sussistenza dei piccoli proprietari terrieri e delle classi meno abbienti il cui reddito dipende interamente dal prodotto agricolo familiare. In particolare, l’eccessiva lavorazione del terreno, la bruciatura dei residui colturali e le altre pratiche agricole tipiche dell’agricoltura convenzionale hanno provocato un’accelerazione del processo di degradazione del terreno che, a sua volta, ha condotto al deterioramento delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del terreno.


Naturalmente queste pratiche hanno contribuito all’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera con il conseguente impatto negativo sull’ambiente. Uno studio ha valutato la perdita di sostanza organica nel terreno nella zona del Rio Grande do Sul nella prima decade degli anni ’70. Viene evidenziato come in 15 anni di coltivazione convenzionale il contenuto di materia organica nel suolo si è ridotto del 50%. Tale situazione ebbe risvolti negativi sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico poiché la produzione diminuì notevolmente e in molti casi le grandi piogge che si abbattevano sul terreno eroso spazzando via tutto il raccolto; inoltre i contadini erano costretti ad impiegare in maniera sempre più massiccia pesticidi e fertilizzanti. In un paese fondato su un’agricoltura di sussistenza, la meccanizzazione agricola del sistema convenzionale, aveva messo in ginocchio l’economia familiare e nazionale, così furono messe allo studio sistemi di lavorazione del terreno alternativi meno dannosi per l’ambiente.


Nel 1975 venne così inserito nei programmi di due Università brasiliane, la Federal University del Rio Grande do Sul e la Federal University di Santa Maria, e nei programmi dell’Institute for Natural Resources (IPRNR) dello Stato del Rio Grande do Sul, un sistema di coltivazione definito plantio direto, semina diretta, sulla base di un esperimento effettuato nel 1969 nella città di Nao–Me-Toque nello Stato del Rio Grande do Sul. Negli anni immediatamente successivi, questa prima forma embrionale di agricoltura conservativa non diede buoni risultati a causa dell’utilizzo di macchinari inadeguati: venivano adattati i macchinari utilizzati per il sistema convenzionale e non si applicava la copertura del terreno e la rotazione dei prodotti.


Solamente agli inizi degli anni ’80, passando attraverso varie fasi, come l’utilizzo della tecnica della minima lavorazione, la copertura del terreno, la rotazione dei prodotti, l’agricoltura conservativa giunse ad una sua forma completa. In particolare, dal 1992 sino ai giorni nostri si è assistito ad un incremento notevole di questo sistema di agricoltura.


--213.230.155.20 02:46, 24 Nov 2007 (CET)Cosmano




Le 5 Coppe del Mondo di calcio



La Foresta Amazzonica

Google in difesa dell'Amazzonia - Satelliti contro la deforestazione

Il giovane capo indigeno Almir Surui dice di essere impaurito ma che questo non lo fermerà dal battersi per ciò in cui crede.

Il gruppo di Mountain View ha accettato l'insolita alleanza con la tribù dei Surui, ridotta a soli 1250 membri, schierando l'occhio dei suoi satelliti per bloccare i faccendieri e disboscatori illegali che distruggono il loro territorio.

Artefice del progetto è il nuovo capo tribù Almir Narayamoga Surui di 33 anni, laureato in un college.

Prima di lui 12 capi hanno già pagato con la vita i tentativi di fermare la deforestazione.

Almir ha deciso di tentare di rompere l'isolamento e l'assedio delle sue tribù utilizzando l'arma della tecnologia. E' volato in USA ed ha fatto un patto con Google, determinando che sia l'occhio dei satelliti dei maghi di internet a spiegare al mondo cosa sta succedendo in Amazzonia.


E' Google Earth, il popolarissimo servizio che consente di osservare tutti gli angoli della Terra, arrivando anche in qualche caso sino al livello del suolo, che sarà utilizzato per offrire immagini ad alta risoluzione monitorando i 249 mila ettari della riserva dei Surui.

Alle società di Google che gestiscono le riprese dal satellite è stato ordinato di tenere con più attenzione lo sguardo dei satelliti dallo spazio sulla foresta pluviale brasiliana, così da consentire ai Surui di constatare in tempo reale le nuove devastazioni illegali e di denunciarle pubblicamente mostrandole al mondo.

Il giovane capotribù è certo che il Governo di Luiz Inacio Lula da Silva non faccia nulla per frenare i buldozer che devastano la foresta pluviale, vero polmone della Terra, nè per proteggere gli indigeni dalle violenze degli speculatori.

Così Google mostrerà al mondo, via satellite, cosa accade realmente nel cuore della foresta amazzonica.


Megan Quinn, portavoce di Google Earth ha constatato che la foresta pluviale e i suoi popoli indigeni stanno sparendo rapidamente, e questo ha conseguenze serie sia a livello locale, sia a quello globale. Il suo progetto può sollevare la consapevolezza globale sulla battaglia delle tribù Surui per mantenere la propria terra e la propria cultura, coinvolgendo gli oltre 250 milioni di utenti di Google Earth nel mondo.

Google ha già lanciato un progetto simile per il Darfur, ora ripreso da Amnesty International. Controllare e studiare le crisi mondiali in atto dal satellite è quindi sempre più diffuso.


Google sta ora usando le immagini dallo spazio anche per tentare di proteggere gli scimpanzè in Tanzania e a sostegno delle campagne dell'Onu contro la deforestazione.

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